A Sassello c’è tutto un mondo…
Viaggio nella terra dell’Amaretto dove la vita è dolce: a Sassello c’è tutto un mondo da scoprire piano piano…
Ti sveliamo un segreto, ecco come funziona la Liguria: basta allontanarti dall’affollata Aurelia, basta guardare in su, verso i monti, per scoprire altre Ligurie, altri mondi.
E, allora, quando sarai stanco di bagnetto e tintarella, da Albissola, Varazze o Celle, guarda verso nord e supera la dorsale costiera. Le tue colonne d’Ercole ora sono i piloni dell’Autostrada A 10. Proprio lì sotto devi passare per scoprire un’altra terra, un nuovo continente ligure fatto di colori, odori sapori nuovi. Lasciati portare dalla SP 334: sarà lei a guidarti nel dolce mondo dell’Amaretto. Se parti dal mare ti guiderà con lievi tornanti verso il passo del Giovo Ligure da cui si schiude, come uno scrigno, la valle di Sassello; se, invece arrivi da nord punta l’imponente Monte Beigua sullo sfondo, ti accorgerai di aver superato il confine tra Piemonte e Liguria per la maestosità delle foreste.

Nella terra dell’Amaretto
Ad un certo punto colline e boschi s’aprono e arriverai a Sassello la capitale dell’amaretto. Sassello è borgo Bandiera Arancione, ma se esistesse una Bandiera celeste per l’aria buona (oltre alla Bandiera Blu per il mare), sarebbe il vincitore assoluto: i venti freschi arrivano purificati dai versanti del Beigua e i torrenti portano sotto i ponti del borgo e nelle pale del mulino acqua fredda e cristallina. Ma in centro, a Sassello, l’aria profuma di amaretti, mandorle e caffè. L’amaretto, un biscotto morbido dall’inconfondibile gusto dolce-amaro delle mandorle, è partito da qui per conquistare il mondo. La ricetta è di una semplicità disarmante come sempre succede in questi casi: solo mandorle, armelline (i noccioli d’albicocca), uova e zucchero. No glutine, no lattosio. L’ideale è venire qui per la Festa dell’Amaretto a settembre.
La piazza centrale, piazza Concezione, elegante, quasi asburgica, un tempo ospitava un forno produceva gli amaretti, appuntamento fisso per abitanti e turisti, tanto che la piazza era conosciuta nelle vecchie cartoline, anche come “Piazza degli Amaretti Virginia”. Anche oggi, è una chicca sedersi al bar per un caffè e gustarsi un amaretto. Ma Sassello è un vero capoluogo del gusto, oltre agli amaretti ti innamorerai dei salumi, dei funghi secchi o sott’olio, dei panini ovali chiamate “tirotti“, a base di farina di grano e patate.

Il mulino
Per fare il pane ci vuole la farina. Per fare la farina ci vuole un mulino. Etc. Etc
A Sassello, parafrasando la canzone di Sergio Endrigo, potresti continuare ancora a lungo: per fare il grano ci voglio i campi attorno a Sassello; per muovere il mulino ci vuole il Rio Sbruggia e così via, come in un piccolo mondo antico. Il Mulino di Sassello, infatti, è qui dal 1830 e funziona ancora così: l’acqua arriva nel bacino dal Rio Sbruggia, un torrente con regime regolare perché ha fondale in tufo, e aziona le macchine che ruotano le pesanti macine. Il mulino riesce a fare 60 kg di farina all’ora, circa 450 quintali di grano all’anno. Il sabato è dedicato ai clienti che macinano il grano o il mais da loro coltivato.

È una farina leggermente più ruvida quella che esce dal buratto: giallina, paragonabile a una 0/1, come quella un tempo, di farro, segale o mais a seconda dell’esigenza. Va benissimo per qualsiasi uso casalingo, ma qui con quella di mais, oltre alla polenta, ci fanno il Moonshine un distillato che ha ottenuto riconoscimenti come la medaglia d’oro nel 2023 e 2024 ai World Whiskey Awards di Londra e che, dopo tre anni di invecchiamento in botti di rovere francese, a novembre 2025 diventerà il Signor Camillo, il Whisky dal nome del nonno di Diego Assandri, il capostipite di tre generazioni di mugnai.

Dolci ricordi di un buon vivere
Che bella storia quella degli Amaretti Virginia: tutto parte da una comune ricetta di famiglia e da una realtà contadina che utilizzava i prodotti di cui disponeva mandorle, albicocche e uova per accogliere gli ospiti con un dolcetto squisito. La signora Gertrude Rossi, che nel 1860 gestiva una locanda in paese, iniziò a offrirlo come dessert: in tanti a fine ‘800 venivano a Sassello per assaggiare il suo amaretto, così tanti che suo figlio decise di dare un nome e registrare quel dolcetto. L’idea arrivò parlando con alcuni clienti di ritorno dall’America, amanti del sigaro “Virginia”, un nome fortunato che restò agli amaretti. Oggi l’azienda è cresciuta ed ha clienti in tutto il mondo (ha pure un negoso in Svezia), ma gli amaretti vengono sempre preparati con la ricetta originale che non ha subito variazioni dal 1860. C’è stata soltanto con l’aggiunta dei gusti più diversi, dal cocco, alla vaniglia, mandorla, cannella e tanti altri, ma gli amaretti sono sempre fasciati a forma di caramella con la carta coloratissima con il motto di una volta “dolci ricordi di un buon vivere”.

La Foresta della Deiva
Cos’ha in comune Sassello con New York? Un grande polmone verde nel cuore della città. Fatte le debite proporzioni, qui non c’è solo un parco in centro città, bensì una vera propria foresta! Ben 800 ettari di castagni, faggi, roveri, aceri, pini silvestri e pini neri. È la foresta della Deiva, dove i sassellesi amano rilassarsi, fare sport o portare il loro amico a quattro zampe, un piccolo grande assaggio del maestoso Parco del Beigua, patrimonio Unesco. Ci si arriva con una bella strada sterrata che da Sassello si tuffa nel bosco. In pochi minuti sarai tra alberi secolari, gli unici suoni i richiami degli uccelli (con un po’ di fortuna, all’imbrunire, può arrivarti quello di uno Strigiforme, un gufo o una civetta, che qui si trovano particolarmente bene). Poi verrà il verde avrà i tuoi occhi e tra i rami, nei tornanti più chiusi, vedrai giù, placido, il borgo ad aspettarti. Nella foresta, come in ogni fiaba, troverai un castello: è il misterioso Castello Bellavista dove fare picnic; e poi l’essiccatoio della Giumenta, dove un tempo si lavoravano le castagne, ma che sembra la casa di uno gnomo. Puoi anche raggiungere l’area didattica del Pollaio, dove è allestito il Percorso sensoriale e didattico a Sassello per persone non vedenti e ipovedenti.

A spasso sull’Alta Via dei Monti Liguri
Da Sassello il Beigua si vede, si sente, lo respiri, lo bevi, lo mangi letteralmente. E se è l’A 10, la strada che devi abandonare per scoprire la tua Liguria, è un’altra strada, quasi sopra le nuvole, che devi cercare per innamorartene: l’Alta Via dei Monti Liguri, la dorsale di sentieri escursionistici che attraversa tutta la Liguria per più di 440 km e che di qui passa con la tappa 21, dal rifugio Pratorotondo al Passo del Faiallo. Qui capirai meglio che altrove il perché del nome “Alta Via”: troverai un sentiero che “vola” a più di mille metri, ma ad appena 4 km dal mare. Lassù tuoi occhi non finiranno di trovare regali: a ponente la costa verso Savona, con l’isola di Bergeggi e la Gallinara; a levante Genova distesa sulla costa, poi il monte di Portofino e Punta Manara.

