In barca nel blu: gita in mare nel Golfo dei Poeti
In barca nel blu: dalla Spezia a Portovenere, dalle Cinque Isole alle Cinque Terre, un viaggio sulla mappa di un tesoro chiamato Golfo dei Poeti
Seguendo la mappa del tesoro
Si parte dall’attracco dei traghetti alla Spezia. Al timone Alessio, un giovane lupacchiotto di mare e Gianni, ex calciatore dello Spezia, con un fisico da nostromo, entrambi della Kalòs Cinque Terre Boat Tour. Sono loro a tenere in mano una di quelle mappe sbiadite che nei romanzi di avventura si trovano dentro vecchi bauli ma che oggi l’algoritmo ti spedisce comodamente sullo smartphone. Ma qui non c’è tempo per guardare il telefono: il motore rallenta, la prua punta verso Fezzano: casette color pastello aggrappate alla riva, barche a remi tirate in secca, un profumo di salsedine e basilico che arriva prima ancora di sbarcare. È un approdo minuscolo, quasi segreto, di quelli che chi cerca solo la fotografia da cartolina rischia di non trovare – e che invece, come nei racconti di Salgari, premia solo chi ha la pazienza di scostarsi dalla rotta più battuta. Qui il Golfo dei Poeti comincia a raccontarsi per davvero: un paesaggio che Byron e Shelley scelsero per respirare la stessa aria salata che stai respirando tu, oggi, su questa barca.


Tino e Tinetto: le isole da guardare ma non toccare
Da Fezzano a Portovenere il tempo di navigazione è poco, ma il cambio di scena è teatrale: la chiesa di San Pietro si staglia sullo scoglio come una scenografia di Lele Luzzati, costruita apposta per stupire chi arriva dal mare. È qui che il viaggio smette di essere solo panorama e diventa esperienza, qui sei dentro la mappa, prendi tu il timone. Da Portovenere lo sguardo scivola sulla Palmaria, poi sugli scogli gemelli del Tino e del Tinetto: due isole quasi proibite, aperte al pubblico solo pochi giorni l’anno (il giorno di San Venerio, il 13 settembre, segnatelo in agenda). Esistono in una dimensione a parte, sospesa, ci sono, ma sono quasi un segreto: prenderesti 4 in geografia a non elencarle ma non puoi toccarle nemmeno con un remo. Dovrai vedertela con la Marina Militare che qui spadroneggia. Guardarle dal mare è un esercizio quasi metafisico: isole che si vedono ma non si toccano, presenze più che luoghi, la versione ligure dell’isola che non c’è.


Nella grotta di Byron
Prima di lasciarsi Portovenere alle spalle, la barca rallenta ancora una volta, questa volta per infilarsi sottocosta nella Grotta di Byron: una fenditura di roccia scavata dal mare dove, secondo la leggenda, il poeta inglese si tuffava per raggiungere a nuoto Lerici, sfidando correnti e buon senso in nome della poesia. L’eco dell’acqua contro la pietra qui cambia timbro, si fa cupa e sacra insieme, come se il mito avesse davvero lasciato un’impronta acustica nella grotta. Pochi minuti di navigazione più in là, sul versante della Palmaria, si apre invece la Grotta Azzurra: la luce filtra da una fenditura sommersa e trasforma l’acqua interna in un blu quasi innaturale, luminescente, da fiaba. Un microcosmo di luce e silenzio riservato a chi arriva dal mare, che nessuna passeggiata costiera potrebbe restituire.


Come naufraghi alle Rosse
C’è una caletta tra Portovenere e Campiglia: ci arrivi solo dal mare. Qui il bagno diventa naufragio volontario, una piccola “Robinsonata” contemporanea. Un tuffo, due bracciate e sei a riva: niente stabilimenti, niente ombrelloni in fila. Solo sassi tondi e rossastri, un’acqua trasparente in cui il blu si ibrida con il rosso. Presto quest’esperienza farà parte del tuo inventario di ciò che serve davvero per essere felice. I tuffi sono il cuore slow di questo viaggio: il momento wellness non programmato, lo decidono Alessio e Gianni, qualcosa che nessuna app di itinerari potrà replicare. Per un’ora il mondo lontano dal Golfo dei Poeti semplicemente non esiste.

Le Cinque Terre osservate dall’acqua sono cinque città invisibili
Poi il mare regala lo spettacolo più cinematografico dell’intera giornata: le Cinque Terre allineate sull’acqua, una dopo l’altra. Pochi sono abituati a vederle dal mare, di solito lo si fa dal treno, tanto che dall’acqua non le si riconosce. Che borgo è quello con le case colorate che cascano quasi in acqua? Riomaggiore. A Manarola invece paiono di cartapesta come in un presepe. Poi ce n’è una che non tocca l’acqua: è Corniglia. E quella torre, forse un antico faro? È il castello di Vernazza. Infine Monterosso: il gigante che non soffre il solletico del mare. Viste dal largo non sono più cartoline, ma un arcipelago di scali impossibili, equilibrismi tra rocce e vigne, patrimonio UNESCO, eredità di fatica lasciata in custodia a tutta l’umanità.

Torre Scola e l’ultimo tuffo nel blu dipinto di blu
Il ritorno regala, come l’ultimo capitolo di un romanzo d’avventura, è quello che fissa la memoria: Tino e Tinetto di nuovo all’orizzonte, e poi la sagoma solitaria della Torre Scola, sentinella di pietra su un isolotto quasi mitologico, una piccola isola ligure che non c’è davvero se non per chi sa guardarla. È qui che si concede l’ultimo tuffo della giornata, blu dipinto di blu, prima di rientrare a Portovenere con la luce del tardo pomeriggio che accende di ambra la facciata di San Pietro.

Pranzo in terrazza, con il golfo che si accende di luci
Ad un certo punto avrai l’occhio del marinaio: infatti dal mare vedrai la terrazza del Grand Hotel Portovenere. Proprio qui il viaggio si chiude come ogni buona storia di mare: a tavola, con il golfo ancora addosso. La Palmaria si scurisce di fronte, San Pietro si illumina, e le barche dei pescatori partono per la notte dal porticciolo.
Dicono che c’è un momento in cui tutta la baia s’illumina di magia: ed è vero. Ogni 17 agosto, per la Festa della Madonna Bianca, a Portovenere, l’intero borgo, compresa la Chiesa di San Pietro e la sua scogliera vengono illuminati da oltre 2000 lumini e fiaccole, per commemorare un miracolo: nel 1204 la pergamena raffigurante la Madonna e Gesù Bambino iniziò a riprendere colore. Se cerchi un momento per sedimentare i tuoi ricordi o raccontare contenuti autentici sui tuoi social, un pranzo o una fine dining con vista è perfetta. Il menu segue la stagione e il territorio, tra crudi di pesce locale, pansotti e la focaccia che qui è quasi un rito, mentre il servizio in terrazza regala quell’eleganza senza formalità che è la vera cifra dell’hôtellerie ligure contemporanea. Se vuoi una esperienza davvero esclusiva prova l’Oyster Farm Tour. E rivivrai tutto con il palato: i colori di Fezzano, il sapore salato delle isole, la grotta di Byron, il tuffo alle Terre Rosse, le Cinque Terre viste dal mare in uno squisito bicchiere di vino bianco, mentre il buio scende sul Golfo dei Poeti e ti dona un’ultima, quieta, meraviglia.


Per questo articolo ringraziamo Kalòs 5 Terre Portofino Boat Tour e Grand Hotel Portovenere
