Trekking tra le città fantasma della Liguria

Scopri le città fantasma della Liguria con un trekking tra borghi abbandonati, antichi sentieri, natura e storie che raccontano il passato del territorio.

Spesso, in Liguria il passato si nasconde tra boschi e sentieri. Vie, case, villaggi che una volta erano abitate e che la vita frenetica del mondo di oggi ha confinato prima in periferie, poi nell’abbandono. Case, borgate, villaggi inabitati, antichi borghetti e tracce di comunità che il tempo non ha cancellato del tutto, luoghi in cui la natura ha lentamente riconquistato gli spazi lasciati dall’uomo.
Andare alla loro ricerca è l’attività degli appassionati di urbex, l’esplorazione di luoghi abbandonati alla scoperta di ciò che ancora conservano.

Dall’entroterra savonese fino al Levante della Liguria, questo viaggio attraversa alcune delle città fantasma più suggestive della regione, tra borghi abbandonati, sentieri immersi nella natura e storie ancora da scoprire. Esplorarli significa però anche rispettarli: non toccare, non spostare e non portare via nulla. Un vecchio oggetto, una porta, una fotografia o un utensile possono essere l’ultima traccia della vita di chi ha abitato quei luoghi. Lasciare tutto com’è significa permettere a quella storia di essere scoperta anche da chi verrà dopo di noi.

Attenzione: si tratta di luoghi abbandonati e non sempre accessibili o sicuri. Strutture pericolanti, terreni instabili, vegetazione fitta e sentieri non segnalati possono rendere l’esplorazione rischiosa. Prima di partire, è importante verificare le condizioni del percorso e rispettare eventuali divieti di accesso, evitando di entrare in edifici pericolanti o in aree non sicure.

Poilarocca: il villaggio dimenticato della Valle Arroscia

Poilarocca, Google Local Guide Guido Varaldo
Poilarocca, Google Local Guide Guido Varaldo

Nell’entroterra di Mendatica, lungo un sentiero collegato all’Alta Via dei Monti Liguri, si incontra Poilarocca, antico insediamento utilizzato soprattutto da contadini e pastori durante la stagione estiva. Un tempo il piccolo abitato comprendeva case in pietra, vicoli, una fontana, un forno e una chiesetta, oggi ne restano strutture in rovina, immerse nel paesaggio delle Alpi Liguri. Il progressivo isolamento e l’assenza di collegamenti hanno contribuito alla sua scomparsa, lasciando tra i ruderi le tracce di una vita rurale ormai lontana.


Balestrino: un borgo fantasma tra le montagne e il mare

Balestrino, panorama del borgo vecchio
Balestrino, panorama del borgo vecchio

Tra le città fantasma del Ponente savonese, il borgo antico di Balestrino è uno degli esempi più suggestivi. Dominato dai resti del castello dei Del Carretto, venne progressivamente abbandonato tra il 1962 e il 1963 a causa dell’instabilità del terreno. Oggi le abitazioni vuote si affacciano sul versante della collina, creando un paesaggio insolito in cui il passato rimane visibile tra la vegetazione. Il borgo antico e abbandonato di Balestrino (in provincia di Savona) è stato scelto come set cinematografico nel 2008 per il film fantasy Inkheart – La leggenda di Cuore d’Inchiostro. L’area di Loano e Balestrino è inoltre attraversata da una rete di percorsi dedicati al trekking e al trail, che permette di conoscere a piedi l’entroterra savonese.


Luvega: quando il borgo si svuotò

Luvega, foto Google Local Guide M C
Luvega, foto Google Local Guide M C

A circa 600 metri di quota, Luvega racconta in modo particolarmente vivido il progressivo abbandono dei piccoli borghi dell’Appennino genovese. Il paese, formato da una decina di case, venne abbandonato nei primi anni Settanta e alcune abitazioni conservano ancora oggetti della quotidianità, mentre un vecchio palo con lampione ricorda l’arrivo dell’elettricità nel dopoguerra. Oggi la vegetazione circonda le costruzioni e restituisce al borgo un’atmosfera sospesa, in cui gli oggetti rimasti nelle case permettono di intuire la vita di chi le abitava.


Brugosecco: storia di un borgo tra acqua e castagneti

Brugosecco, foto Google Local Guide Luca Francesco Traverso
Brugosecco, foto Google Local Guide Luca Francesco Traverso

Alle pendici del Monte Bano, Brugosecco racconta le difficoltà della vita nei piccoli nuclei montani. Tra queste c’era l’approvvigionamento dell’acqua: quando le riserve raccolte durante le piogge terminavano, gli abitanti dovevano raggiungere altre fonti. Anche i castagneti rappresentavano una risorsa fondamentale per l’economia delle comunità locali. Oggi i ruderi del borgo sono circondati da boschi e radure e possono essere raggiunti attraverso i sentieri dell’area, in un paesaggio dove è ancora possibile leggere il rapporto quotidiano tra abitanti e montagna.  Non lontano si trovano anche i resti di Fregaie, un’altra piccola testimonianza dell’antica presenza umana nell’entroterra.


Case Veixe: la scuola nel cuore del borgo abbandonato

Case Veixe, foto Google Local Guide Lucio Parrini
Case Veixe, foto Google Local Guide Lucio Parrini

Nella Val di Noci, Case Veixe conserva un dettaglio capace di raccontare più di tante descrizioni la vita di un tempo: negli anni Cinquanta il borgo contava ancora una ventina di abitanti e disponeva di una scuola, con l’aula al piano terra e l’abitazione dell’insegnante al piano superiore. Con lo spopolamento, anche questo piccolo centro ha progressivamente perso i suoi abitanti e oggi le case sono immerse nel verde. La vecchia scuola rimane così una testimonianza concreta della comunità che un tempo viveva tra queste montagne.


Aceto (Assereto): tra antiche mulattiere e memoria

Aceto (Assereto), foto Google Local Guide Lucio Parrini
Aceto (Assereto), foto Google Local Guide Lucio Parrini

Nascosto tra i boschi dell’entroterra genovese, Aceto, conosciuto localmente come Axòu e spesso indicato come Assereto, è un piccolo borgo agricolo oggi ridotto a pochi ruderi. Abbandonato nel secondo dopoguerra, viveva delle risorse della montagna, tra castagneti, fasce coltivate e produzione di carbone. Oggi le rovine si confondono con la vegetazione e le antiche fasce raccontano il lavoro di chi coltivava questi versanti. Aceto si raggiunge solo a piedi, attraverso percorsi escursionistici da Orero, Avosso o La Sella: il cammino diventa così parte integrante della visita.


Barego: la via che conduce nel passato

Barego , foto Google Local Guide Fabrizio Ghini
Barego , foto Google Local Guide Fabrizio Ghini

Nell’Alta Val Bisagno, sopra Traso, una mulattiera attraversa i castagneti e conduce a Barego, antico borgo oggi abbandonato. L’insediamento conserva circa 25 case in pietra, con muri, architravi e altri elementi dell’architettura tradizionale ancora riconoscibili. È possibile raggiungerlo da Traso oppure dall’area del Colle della Speranza, nei pressi del radiofaro di Bargagli; da Traso il percorso richiede circa mezz’ora. Tra il bosco e le abitazioni ormai segnate dal tempo, la passeggiata offre uno scorcio sulla storia rurale dell’Alta Val Bisagno.


Canate di Marsiglia: il borgo medievale nascosto nei boschi

Canate di Marsiglia, foto Google Local Guide Danilo Ballestrino
Canate di Marsiglia, foto Google Local Guide Danilo Ballestrino

Tra le città fantasma dell’entroterra genovese, Canate di Marsiglia conserva una storia che affonda le radici nel XII secolo. Per secoli il borgo fu legato alla vita rurale e alle attività di pastori e allevatori, mentre il suo isolamento dalle principali vie di comunicazione ne segnò il destino. Oggi Canate si raggiunge a piedi attraverso la rete dei sentieri dell’entroterra e alcune varianti dell’Alta Via dei Monti Liguri. Case, stalle e cantine compaiono tra i boschi e fanno del cammino una parte essenziale dell’esperienza: qui il paesaggio racconta la storia tanto quanto le pietre del borgo.


Arena: dove la natura custodisce la storia dei monti liguri

Arena (paese fantasma), foto Google Local Guide Mattia Baraldi
Arena (paese fantasma), foto Google Local Guide Mattia Baraldi


Arena
aggiunge al viaggio una dimensione ancora più appartata. Il fascino del luogo nasce dal rapporto tra ciò che rimane dell’antico insediamento e l’ambiente circostante: boschi e sentieri hanno lentamente modificato gli spazi un tempo abitati. Per chi ama i luoghi meno conosciuti, è una tappa da vivere con curiosità e attenzione, lasciando che siano il paesaggio e i pochi segni ancora visibili a suggerire la storia della comunità che qui viveva.


Costa di Soglio: tra antichi sentieri e memoria

Costa di Soglio, foto Google Local Guide Matteo Zaccone
Costa di Soglio, foto Google Local Guide Matteo Zaccone

A 467 metri di altitudine, nel territorio di Orero, Costa di Soglio conserva le testimonianze di un antico insediamento medievale. Le abitazioni, oggi in parte diroccate, mostrano i segni del tempo e del progressivo abbandono, mentre il bosco circonda ciò che rimane del paese. L’accesso alle strutture non è consentito, ma il borgo può essere osservato dall’esterno e offre anche un notevole panorama sull’entroterra. Una sosta breve permette di cogliere il contrasto tra le antiche costruzioni e il paesaggio che le circonda.


Borzine: una storia nascosta tra i boschi della Val Trebbia

Borzine, foto Google Local Guide Marco Garbarino
Borzine, foto Google Local Guide Marco Garbarino

A circa 850 metri di altitudine, nei pressi di Canale, nel territorio di Fontanigorda, Borzine è un piccolo insediamento dell’Alta Val Trebbia ormai quasi completamente disabitato. Da Canale si può raggiungere seguendo un percorso di circa 3 chilometri, immerso nel bosco, fino alle case del borgo. Qui sono ancora riconoscibili alcuni elementi dell’architettura rurale ligure, come architravi in pietra, balconi in legno, stalle e antichi lavatoi. Alcuni edifici sono meglio conservati, mentre altri mostrano i segni del tempo e della vegetazione. Il risultato è un paesaggio silenzioso, dove le forme delle antiche abitazioni raccontano il modo di vivere delle comunità dell’Alta Val Trebbia.


Santa Brilla: il silenzio di un antico borgo

Santa Brilla, foto Google Local Guide Davide Gesino
Santa Brilla, foto Google Local Guide Davide Gesino

Nell’Alta Val Trebbia, Santa Brilla è una piccola località del territorio di Moconesi, circondata da un paesaggio montano appartato. Si può raggiungere da Ponte Trebbia o da Costa Finale, lungo un percorso che attraversa il territorio boschivo e che può essere affrontato anche in mountain bike e gravel. Qui il silenzio è uno degli elementi più caratteristici: la presenza umana è ormai discreta e il paesaggio restituisce l’immagine di un entroterra segnato dal progressivo spopolamento. Una deviazione per chi cerca una Liguria più raccolta, lontana dai percorsi più frequentati.


Ruderi de Il Collo: la memoria rurale della Val Fontanabuona

Ruderi de Il Collo, foto Google Local Guide M C
Ruderi de Il Collo, foto Google Local Guide M C

Nel territorio di Favale di Malvaro, i ruderi de Il Collo conservano interessanti testimonianze dell’organizzazione delle antiche abitazioni rurali. Le case erano strutturate su più livelli, con la stalla al piano inferiore, gli ambienti domestici sopra e le soffitte utilizzate per l’essiccazione delle castagne. Anche la disposizione degli edifici racconta quindi il rapporto quotidiano con le risorse della montagna. Oggi la vegetazione accompagna il percorso e circonda le costruzioni, offrendo uno scorcio sulla vita contadina della Val Fontanabuona.


Porciorasco: un borgo tra storia, memoria e natura

Porciorasco, foto Google Local Guide Daniele Raimondo
Porciorasco, foto Google Local Guide Daniele Raimondo

In Alta Val di Vara, nel territorio di Varese Ligure, Porciorasco custodisce una storia documentata già dal 1183 e legata alla famiglia De Paoli, originaria della Corsica. Il Palazzo Gotelli De Paoli, un tempo centro della vita agricola e commerciale, e la chiesa di San Michele Arcangelo, ricostruita all’inizio dell’Ottocento, sono ancora oggi importanti testimonianze del passato del borgo. Le case in pietra e gli edifici storici si inseriscono nel paesaggio verde della valle, raccontando il progressivo spopolamento di una comunità un tempo numerosa. Una tappa del Levante dove architettura, storia e paesaggio permettono di leggere un capitolo particolare della Liguria rurale.