Cinque grandi voci che hanno raccontato la Liguria

La Liguria ha incantato la penna di cinque grandi voci che nei loro libri hanno raccontato la Liguria.

Tra cuori colmi di gioia, cieli limpidi, incanti, paradisi e sogni perfetti: le parole di cinque tra i più grandi scrittori della letteratura mondiale descrivono cinque bellissime zone della Liguria.

Katy Mansfield, innamorata di Riviera dei Fiori, David Herbert Lawrence ammaliato dal cielo di Riviera delle Palme, Charles Dickens che sogna la felicità perfetta a Genova, Nietzsche immerso nel paradiso di Portofino e il Tigullio e Mary Shelley incantata da Golfo dei Poeti: voci che hanno raccontato la meraviglia della Liguria.
Affidati alle loro pagine per rivivere le loro emozioni!

Cinque grandi voci che hanno raccontato la Liguria
Cinque grandi voci che hanno raccontato la Liguria

Ospedaletti

Katy Mansfield: Il mio cuore scoppia di gioia

Katherine Mansfield è una scrittice neozelandese dalla prosa delicata e luminosa, nota per i suoi racconti modernisi (leggi le raccolte “Preludio” o  “La festa in giardino”) in cui è capace di raccontare i suoi personaggi con dettagli effimeri e sfumature psicologiche. Amica di Virginia Woolf e di D.H. Lawrence, trascorse in Liguria, a Sanremo e Ospedaletti, una piccola ma importante parte degli ultimi anni della sua breve vita.

Arrivò nel Ponente ligure, nell’autunno del 1919 per trascorrervi l'inverno: come molti stranieri in quell’epoca, il clima caldo e soleggiato della Riviera aiutava a curare una grave malattia, la tisi. Katherine fuggiva anche da un altro male: aveva spesso sbalzi d’umore e cadeva in depressioni profonde da cui si salvava con la scrittura.
Dopo un soggiorno all’Hotel Excelsior di Sanremo scelse una piccola abitazione, casetta Deerholm, una piccola casa nella vegetazione sulla collina occidentale di Ospedaletti. Sono, quelli di casetta Deerholm, tra i momenti più belli della sua breve vita, trascorsi leggendo, ascoltando (e suonando musica, era una violoncellista di talento), ma soprattutto scrivendo.

Il suo stato d’animo emerge chiaramente nelle lettere al marito John Middleton Murry.
Il tempo è meraviglioso, come di seta... Questa casa sembra appartenga alle fate.”
Lettera a John Middleton Murry.

Mansfield trovò ispirazione nella natura circostante, descrivendo con entusiasmo il giardino, gli ulivi e la collina selvaggia.
 “Amo questa casa ogni giorno di più per qualche sua nuova grazia, così come il giardino dove trovo sempre qualcosa di nuovo e meraviglioso. Guardo il fico selvatico e l’ulivo, le bacche nei cespugli, e ciuffi di liquirizia. Questo è un luogo da amanti.”
— Lettera a John Middleton Murry

Ma non disdegnava di visitare la Riviera: era solita prendere il tram per Sanremo, lungo la linea Taggia – Sanremo – Ventimiglia, ancora oggi un’arteria importante per il Ponente ligure. E frequentava i numerosi mercati di antiquariato (detti “brocante” da queste parti) faceva la spesa in drogherie e negozi del centro storico di Sanremo, la famosa Pigna che qualche anno più tardi Italo Calvino raccontò ne “Il Sentiero dei nidi di ragno”.

Mi sono avviata sul viale odoroso di pini, di eucalyptus, di vaniglia, di geranio e un poco anche di mare e ho visto com’è veramente Ospedaletti… E la campagna sopra la città, lontano… quelle immense visioni romantiche! Me ne andavo a zonzo, serrando nella mano il bastoncino da passeggio della mamma. Il mio cuore scoppiava di gioia. Il sole mi passava un braccio attorno alle spalle
Lettera a John Middleton Murry

Ma la belva che l’inseguiva non le dava tregua: nell’attesa vana che il marito si trasferisse a Ospedaletti, si spostò a Menton e poi nell'ottobre 1922, all'"Istituto per lo sviluppo armonioso dell'uomo" di Georges Gurdjieff, a Fontainebleau, dove morì il 9 gennaio 1923, ad appena 35 anni.
La citazione è tratta da una lettera al marito, da "Lettere a John Middleton Murry"

Il castello di Monte Ursino a Noli

D.Herbert Lawrence: Un cielo limpido come la cosa più importante

Spirito inquieto, viaggiatore instancabile, voce libera della letteratura del Novecento: David Herbert Lawrence trovò a Spotorno uno dei suoi rifugi mediterranei più intensi. Lo scrittore inglese soggiornò nel borgo savonese tra l’autunno del 1925 e la primavera del 1926, scegliendo la Liguria come luogo di luce, silenzio e rigenerazione.

A Spotorno Lawrence non cerca mondanità né salotti culturali. Cerca il sole che scalda il corpo, il mare che accompagna le giornate, una vita semplice capace di restituire energia alla scrittura. Affitta Villa Bernarda, una casa con giardino affacciata sul Mediterraneo, poco sotto i resti del castello. Da lì osserva il paese dall’alto, ascolta il ritmo lento delle stagioni e lascia che il paesaggio entri, senza filtri, nella sua voce narrativa.

Nelle sue lettere Spotorno diventa un luogo vissuto con stupore quotidiano, fatto di dettagli minimi e luce costante. Scrive a John Middleton Murry nel novembre del 1925:
"Abbiamo preso qui una casa fino ad aprile — appena sopra il paese e il mare. Il sole splende, l’eterno Mediterraneo è azzurro e giovane, le ultime foglie cadono dalle viti nel giardino."
Parole semplici, ma dense di presenza. In questa descrizione c’è tutta la Liguria di Lawrence: una bellezza non spettacolare, ma profonda, che non distrae ma raccoglie. Un paesaggio che diventa spazio di concentrazione, un equilibrio fragile tra salute incerta e urgenza creativa.

Il soggiorno ligure è uno dei più fecondi della sua vita. Tra queste stanze nascono racconti e riflessioni che confluiranno in The Woman Who Rode Away and Other Stories. Il racconto Sun, ambientato in Liguria, è forse la sintesi più potente di questa esperienza: la luce mediterranea diventa forza vitale, strumento di rinascita fisica e spirituale, risposta intima al disagio moderno che attraversa tutta la sua opera.

Spotorno è anche luogo di incontri destinati a lasciare tracce profonde. Qui Lawrence conosce Angelo Ravagli, figura che entrerà nella sua vita privata e che, secondo molti studiosi, ispirerà il personaggio di Oliver Mellors, protagonista de L’amante di Lady Chatterley. Ancora una volta, la Liguria si rivela spazio di confine tra vita e letteratura, tra esperienza reale e immaginazione narrativa.

I simboli di questo legame restano impressi come immagini essenziali: Villa Bernarda come rifugio creativo, il castello che domina il paesaggio come memoria antica, il sole e gli agrumi come promesse di vitalità e rinascita. Il passaggio di D. H. Lawrence a Spotorno racconta una Liguria che accoglie senza clamore e cura senza esibire, fatta di luce, silenzi e quotidianità. Una terra schietta e mediterranea, capace di entrare nella scrittura e restare, ancora oggi, nella memoria di chi la attraversa con lo stesso sguardo inquieto e libero dello scrittore inglese.
La citazione è tratta da "Lettere a John Middleton Murry", Lettera a John Middleton Murry, Villa Bernarda, 19 novembre 1925. *The Letters of D. H. Lawrence*, vol. V, 1924–1927, Cambridge University Press, 1989

Genova da Torre Embriaci

Charles Dickens: Un perfetto sogno di felicità

Genova vista con occhi stranieri, curiosi e poetici. È lo sguardo di Charles Dickens, autore viaggiatore e grande narratore dell’Ottocento, una delle figure simbolo del racconto letterario di Genova. Tra il 1844 e il 1845 lo scrittore inglese visse quasi un anno in città, lasciando una testimonianza preziosa del suo fascino contraddittorio, intenso e teatrale.
Nato a Portsmouth nel 1812, Charles Dickens è uno dei più celebri romanzieri della letteratura mondiale. L’autore di Oliver Twist, David Copperfield e Grandi speranze, trovò nel viaggio una fonte costante di osservazione e sogno, capace di nutrire la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo.

Giunto a Genova con la famiglia in cerca di quiete e ispirazione, soggiornò prima a Villa Bagnarello, in via San Nazaro, da lui ironicamente definita la “prigione rosa”, per poi trasferirsi alla Villa Pallavicino delle Peschiere, sulle alture della città. Da qui osservava Genova dall’alto, lavorando alla stesura di Dombey and Son e lasciandosi affascinare dalla sua stravaganza urbana.

La Genova di Dickens è una città pittorica e sensoriale, fatta di scalinate vertiginose, discese improvvise, campane che risuonano tra i palazzi, luce e ombra che si inseguono. Un vero labirinto urbano, capace di suscitare meraviglia e inquietudine insieme. Le sue impressioni confluirono in Pictures from Italy (Impressioni italiane, 1846), uno dei resoconti più vividi dell’Italia vista da uno sguardo straniero.

Dickens descrisse Genova come una città che colpisce e disorienta, dove ogni passo diventa esperienza:
"È un posto che "cresce dentro di voi" giorno per giorno. Sembra sempre che vi sia qualcosa da scoprirvi. Potete smarrire il vostro cammino (che cosa gradevole è, quando siete senza meta!) venti volte al giorno, se vi aggrada; e ritrovarlo tra le più sorprendenti ed inaspettate difficoltà. Abbonda dei più strani contrasti: cose pittoresche, brutte, meschine, magnifiche, deliziose e disgustose vi si parano davanti allo sguardo ad ogni angolo."

Attraverso il suo racconto, Genova diventa una città teatrale, da osservare lentamente e da attraversare con curiosità. Seguire le tracce di Dickens significa intraprendere un viaggio letterario tra ville storiche, panorami, campane e vicoli, lasciandosi guidare dal sogno, dalla meraviglia e dalla narrazione. Un’esperienza ideale per un turismo culturale internazionale, attento, curioso e colto.
Citazione tratta da "Impressioni Italiane" (1846)

Rapallo, panorama da Zoagli

Friedrich Wilhelm Nietzsche: Ho un paradiso ai miei piedi

Friedrich Wilhelm Nietzsche, il noto filosofo tedesco, che con l’idea dell'Übermensch e la volontà di potenza ha caratterizzato il ‘900, soggiornò spesso in Liguria. Nato il 15 ottobre del 1844 a Rocken, nei pressi di Lipsia, studiò filologia classica e divenne professore all'università di Basilea fino al 1876 quando dovette abbandonare per motivi di salute. Cominciò a viaggiare, convinto che la cura per guarire dai suoi mali fosse fatta di "Sud e latinità".
Visitò molte città italiane come Roma, Venezia, Napoli e Messina. Ma fu a Genova e nel Tigullio che trovò i luoghi più affini alla sua personalità. Arrivò per la prima volta a Genova nell'ottobre del 1876 e trovò un luogo dove stare tranquillo, in completo isolamento, confortato da una città in cui poteva passeggiate tra i vicoli e scalinate o riflettere sugli scogli a picco sul mare d’inverno: metafora del caos creativo da cui scaturisce la sua filosofia. A Genova capitò spesso, anche per motivi fortuiti come un treno errato: la considerava una tappa del suo percorso formativo, una “esperienza”, nella cui parola, in tedesco, è contenuta l'idea di viaggio, per cui visitava la città non da turista, ma da avventuriero, come un "Cristoforo Colombo", figura a cui era molto legato. Dalle lettere del filosofo tedesco ai suoi famigliari, si è scoperto che alloggiò in piccoli alberghi o in appartamenti presi in affitto in via Palestro o della salita delle Battistine, a due passi dal centro e dai sontuosi palazzi dei Rolli.

"Mie care, eccomi di nuovo sistemato nella vecchia Genova, in mezzo al groviglio dei vicoli..." (lettera del 4 ottobre 1881 a Franziska e Elisabeth Nietzsche).

Colpito dalla bellezza del Cimitero di Staglieno, lo definì “Il più bello tra i più belli del mondo..." (lettera scritta a fine febbraio del 1882 a Franziska ed Elisabeth Nietzsche) e inserì negli Idilli di Messina, un componimento dedicato ad una delle figure monumentali nel Campo Santo.

Nietzsche soggiornò anche a Rapallo. Durante l’inverno 1882–1883, prese alloggio in un piccolo albergo sul mare (probabilmente l’Hotel de la Poste). Nonostante le difficoltà di salute, fu proprio in questo periodo che trovò l’ispirazione per comporre la prima parte di “Also sprach Zarathustra” (Così parlò Zarathustra). Percorreva spesso i sentiero costiero Rapallo – Zoagli - Portofino, trovando spesso nella natura ligure la scintilla creativa: proprio lì ebbe l’illuminazione per lo Zarathustra:
Quando il corpo me lo permetteva, salivo la mattina per la splendida strada che porta a Zoagli, al di là di Chiavari, e il pomeriggio percorrevo l’altra, più familiare e più grandiosa, sopra Santa Margherita fino a Portofino. Su queste due strade mi venne incontro tutto il primo Zarathustra, e soprattutto il tipo di Zarathustra stesso: più esattamente, mi assalì”. La citazione è ispirata a Friedrich Nietzsche, Sämtliche Briefe. Kritische Studienausgabe (KSB), a cura di G. Colli – M. Montinari, vol. 6 (1880–1884)

Villa Magni a San Terenzo di Lerici

Mary Shelley: Una sorta di incanto ci avvolge

Mai sentito parlare di Frankenstein? La sua autrice, Mary Shelley, è una delle figure simbolo del Parco Letterario Percy Bysshe Shelley a Lerici, nel Golfo dei Poeti, in Liguria. La scrittrice britannica soggiornò tra San Terenzo e Genova tra il 1822 e il 1823, in uno dei momenti più intensi e drammatici della sua vita, lasciando un’impronta profonda su questi luoghi. 

La natura ligure, il mare, il vento, le notti silenziose, diventa per lei uno spazio di riflessione e scrittura, quasi sospeso tra reale e irreale. Mary Shelley racconta la Liguria come un luogo di incanto e immaginazione, capace di distaccare la mente dalla quotidianità e aprirla a visioni profonde.
Il Parco Letterario nasce per raccontare questo legame unico tra paesaggio e letteratura. A Villa Magni, a San Terenzo, dove Mary visse con il marito Percy Bysshe Shelley, il mare, il silenzio e la natura diventano parte del racconto. Qui il Golfo dei Poeti si trasforma in uno spazio di creazione e immaginazione, capace di sospendere la realtà quotidiana.

Mary Shelley descrisse questi luoghi come un’esperienza quasi irreale:
«Era un luogo troppo bello e non sembrava di questa terra. L’assenza di qualsiasi traccia di civiltà, il mare ai nostri piedi, il suo incessante mormorio, tutto invitava la mia mente a meditare su pensieri strani e a familiarizzare con l’irreale. Una sorta di incantesimo ci circondava.»

Dopo la morte di Percy Shelley, Mary si trasferì a Genova, altra tappa fondamentale del Parco Letterario. In Liguria affrontò il lutto e trasformò l’esperienza in memoria e scrittura, dando forma a una visione profonda e notturna del paesaggio.
Il Parco Letterario degli Shelley racconta oggi una Liguria romantica e letteraria, che negli anni ha ispirato anche altri autori anglofoni come Henry James e Virginia Woolf. Un itinerario culturale che invita a scoprire il territorio attraverso la voce di una donna libera, visionaria e moderna.
Visitare il Parco Letterario significa entrare in un luogo di incanto, creazione e immaginazione, dove la letteratura diventa esperienza viva e il Golfo dei Poeti continua a parlare a chi lo attraversa.
La citazione è tratta da Mary Shelley, "Rambles in Germany and Italy" (1844)

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