Sul Saccarello: gita su una montagna senza frontiere
Riviera dei Fiori
Una gita sul Monte Saccarello, la cima più alta della Liguria, tra Italia e Francia, tra culture, sapori e scenari senza frontiere, dove da sempre convivono liguri, piemontesi e brigaschi
Non tutti i luoghi sono adatti ad ospitare confini. Pochi luoghi come il Monte Saccarello sanno abbattere le frontiere.
Da sempre questa montagna è un punto di riferimento: per i Liguri, con i suoi 2 200 m s.l.m, costituisce la vetta più alta della regione; per i Francesi è una cima importante, strategica, del gruppo montuoso che comprende anche monte Frontè (2.152 m), cima Missun (2.356 m) e monte Bertrand (2.482 m); per i Piemontesi è l’ultimo ostacolo al mare; per i Brigaschi, il popolo che ha sempre abitato questi versanti, è semplicemente “r’ Sciacarée”, qualcosa di più di un monte, un compagno, un padre, un gigante che può fare il buono e il cattivo tempo.
Una gita da queste parti, oltre ad un’immersione completa nella natura dell’Alta Via dei Monti Liguri, è anche un viaggio alla scoperta delle culture alpine della Liguria, così lontane e così vicine al mare, a pochi chilometri dalla costa ma abbastanza remote da aver conservato cultura, lingue, usanze e cibo proprie, tanto che ti sembrerà davvero di aver superato un confine senza aver varcato alcuna frontiera.
Le tappe
Il monte SaccarelloL’Alta Via del Sale
Il Giro delle terre brigasche
Al Rifugio La terza
In cima all’Alta via dei Monti Liguri
Il Bosco delle Navette

La vetta del monte Saccarello
Il monte Saccarello
Sulla sua cima si alternano non due, ma tre, quattro confini: tra Italia e Francia; tra Piemonte, Liguria e la regione francese Provence-Alpes-Côte d'Azur; tra la provincia di Imperia, quella di Cuneo e il dipartimento Alpes-Maritimes; tra Liguri, Piemontesi, Francesi e Brigaschi. E le tre valli che vi convergono? Non cosa da poco: la val Tanaro che si tuffa nel Piemonte a nord-est; la val Roia, contesa da sempre tra Italia e Francia a ovest e la valle Argentina, quella di Triora, Badalucco e Taggia a sud-est.
Da una parte, sul versante meridionale, una salto di decine di metri e ripidi precipizi rocciosi con sui si regge non si sa come qualche pino contorto; lungo il versante nord invece dolci pendii erbosi con alberi e pratoni su cui un tempo d’inverno si sciava.
Basta con tutta questa geografia? Passiamo allora alla biologia: anche in questo campo il Saccarello è tra i primi della classe. La vicinanza al mare e la conformazione dei suoi versanti permettono di passare in poco dai boschi montani di latifoglie a pini e larici, ai coloratissimi arbusti di rododendro e mirtilli, a zone in cui fioriscono rarità assolute come la stella alpina o il “rapòntico di Bicknell”, una specie di carciofo selvatico amatissimo sott’olio o sott’aceto. Tra le rocce s’avventurano i camosci o marmotte e quel grido che senti lassù potrebbe essere un’aquila reale (sì, proprio lei, la regina degli uccelli) o il richiamo d’amore di un gallo forcello, o, la sera il cupo uh-uhhh bitonale di un gufo reale.
In una delle cime del Saccarello, a 2164 m s.l.m. nel 1901 fu collocata una delle 20 statue del Cristo Redentore poste sui monti italiani per il Giubileo del 1900. Un mattone della sua base si trova a Roma, nella Porta Santa a San Pietro in Vaticano.

L’Alta Via del Sale
L’Alta Via del Sale: outdoor d’alta quota
Da queste parti passa l’Alta Via del Sale, uno spettacolare ex tracciato militare che collega Triora e Limone Piemonte e corre tra i 1800 e i 2100 metri di quota, attraverso lo spartiacque alpino e il confine italo-francese, per una lunghezza totale di circa 30 km. Completamente sterrata, si snoda tra fortezze piemontesi, spettacolari tornanti intagliati nella roccia e scenari aperti sulle cime del Marguareis e le Alpi Marittime. È il tracciato perfetto per un’esperienza completa di sport nella natura, per superare le proprie frontiere, (oltre ovviamente a molte di quelle geografiche, vedi sopra). Viene aperta nei mesi estivi, non appena ghiacci e nevi consentono il transito in sicurezza a escursionisti, ciclisti in mountain bike e anche ai mezzi a motore, eccetto di alcuni giorni della settimana in cui automobili e moto sono escluse. https://www.altaviadelsale.com/ita/

Realdo e Verdeggia dal Monte Saccarello
Giro delle terre brigasche
Quando sarai in cima al Saccarello guarda giù: vedrai sotto di te a sud due piccoli borghi, Realdo e Verdeggia. A est una città più grande, Briga, in Francia; a nord con un po’ di fortuna scorgerai Piaggia o Carnino. Ecco, questa è la terra dei brigaschi.
Ma chi sono in brigaschi? Tecnicamente, oggi sono gli appartenenti ad un’area culturale omogenea che interessa otto centri abitati, sei italiani e due francesi: Briga (La Brigue), Morignolo (Morignole), Realdo, Verdeggia, Piaggia, Upega, Carnino e Viozene.
La storia di questa comunità è quella di un gruppo di villaggi in cui l’isolamento montano e l’economia, essenzialmente agro-pastorale, hanno portato alla creazione di una vera comunità indigena, con una propria lingua e cultura originale. Unita e solida, la comunità dei brigaschi ha vissuto in questi luoghi per centinaia di anni, finché fu la Storia, (quella con la “S” maiuscola, che come scrive Montale “lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli”) a dividere questo popolo tra Italia e Francia con una dolorosa separazione dopo gli accordi di Parigi nel 1947 che hanno regolato la frontiera. Realdo e Verdeggia furono assegnati al comune di Triora (IM), Viozene a Ormea (CN), Piaggia, Carnino e Upega al Comune di Briga Alta (CN). Una separazione dolorosa perché molte persone furono costrette a cambiare casa o lingua, nome, oltre che carta d’identità e nazionalità.
Si stima che i brigaschi siano rimasti pochi, circa 700/800: se vuoi conoscerli e saperne di più visita “A Ca' di Brigaschi”, il loro piccolo museo a Realdo, o la loro pagina Fb e sito "A Vaštéra - Üniun de tradisiun brigašche”. Ma se vuoi incontrarli, il periodo migliore è l’estate, quando molte famiglie tornano nei luoghi d’origine da Nizza, dal Piemonte e dalla Costa Azzurra e, sotto r’ Sciacaré si torna a respirare, mangiare e parlare brigasco: sentirai dire “bütéa” invece di “bottega”, “ř řelöri” invece di “orologio”, “fantitti” anziché “bambini”; mangerai i “sugeli” con il “bruss”, squisiti gnocchetti con la tipica ricotta fermentata o le “raviore”, speciali tortelloni alle erbe aromatiche, ricette della Cucina Bianca, tipica di queste zone

Il Rifugio La Terza
Al Rifugio La terza: la sfida al cambiamento climatico
Per arrivare sul Saccarello hai due modi: un trekking avventuroso e sfidante, una vera ascesa da Realdo attraverso il passo di Collardente, tra foreste di larici e sentieri di transumanza; in auto lungo la Valle Arroscia, Mendatica percorrendo le strade della Cucina Bianca, e ancora più su, da Monesi di Triora.
Non temere: ciò che vedrai, alberghi abbandonati, case vuote, impianti di risalita arrugginiti, fa parte di un’altra epoca. Monesi è una sfida da pensare al futuro: il clima è cambiato, da anni qui manca la neve, oppure non ne viene abbastanza per sciare. E se gli impianti venissero usati per tutto il resto, tantissime cose, che si possono fare qui?
Lo hanno capito quelli del Rifugio La Terza: il suo nome “La Terza” si riferisce alla terza stazione della seggiovia che un tempo portava gli sciatori; ma oggi, anziché sciare, si viene qui per camminare, pedalare, respirare e anche per mangiare bene: al La Terza si preparano piatti della tradizione con i sapori della Cucina bianca. Quelle seggiovie, che arrivano quasi in braccio alla statua del Redentore potrebbero tornare utili.
Qui si possono fare trekking spettacolari a 2000 metri con davanti il mare: oltre alla Monesi - Limone, di qui passa l'AVML, l’Alta Via dei Monti Liguri e la GTA, la Grande Traversata Alpina, un itinerario escursionistico di lunga percorrenza che unisce tutto l'arco alpino occidentale. L’anello completo del Saccarello conta più di 20 km di passeggiate nel verde o percorsi di Mountain Bike o lungo la spettacolare Via del Sale.

Alta Via dei Monti Liguri, Monte Saccarello
Sempre più in alto sull’Alta via dei Monti Liguri
Sei nella tappa più alta dell’Alta Via dei Monti Liguri: qui questa dorsale che attraversa tutta la Liguria ha la sua tappa n.5, la Sella d'Agnaira - Sella della Valletta, ben 15 km che non scendono mai sotto i 1600 m di quota e raggiungono la parte più alta del tracciato: il Monte Saccarello a 2200 metri sul livello del mare.
Dopo la Sella d'Agnaira e la Bassa di Marta si arriva al Col de l'Afel e poi alla Bassa di Sanson: qui si incrociano le vecchie vie dei brigaschi, quella per Briga e quella per Realdo dove puoi fare tappa per una notte. Anche perché poi comincia uno dei tratti più duri di tutta l’AVML: bisogna salire in cima al Saccarello, compiendo un dislivello di quasi 1000 metri. Ma non temere, a consolarti della fatica c’è il paesaggio: a uno scenario naturale una bellezza incredibile s’alternano opere dell’uomo: le fortificazioni della II G.M. Nei pressi c’è il Balcone di Marta, una intera montagna in cui è stato scavato un forte. Quei soldati per fortuna dovettero combattere solo con il freddo e il gelo nelle guardie invernali.

Il Bosco delle Navette
Il Bosco delle Navette
Il Bosco delle Navette è una foresta con tutte le carte in regola: altissimi larici a perdita d’occhio dominano la collina per più di 1000 ettari; poca luce fioca che penetra dalle chiome; c’è una strada in mezzo che l’attraversa, chissà dove va e da dove arriva. C’è profumo di resina e ogni tanto s’ode un frullare d’uccelli lontano. Se fossimo in America saremmo a Yellowstone, ma qui, al confine esatto tra Liguria e Piemonte, non troverai nessun orso Yoghi parlante a darti il benvenuto, tuttalpiù qualche simpatica pecorella brigasca che ha perduto il suo gregge.
È il bosco di larici più a sud delle Alpi, in mezzo ci passa la SP 154 che da Ponte di Nava conduce da Monesi di Triora (IM) al piccolo borgo di Upega (CN), e da lì passa anche la bellissima Monesi - Limone se vuoi fare davvero una esperienza into the wild.
Perché si chiama “delle Navette”? Perché in passato il legname di questo bosco fu utilizzato per la costruzione delle imbarcazioni: molti degli alberi maestri e dei pennoni su cui sventolava orgogliosamente la bandiera della Repubblica di Genova arrivavano da qui. Oggi il taglio del bosco è proibito perché protetto dal Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri.
