Sui sentieri delle staffette: la Liguria delle donne della Resistenza
Genova e dintorni, Golfo dei Poeti, Portofino e il Tigullio, Riviera dei Fiori, Riviera delle Palme
Scopri i sentieri delle staffette partigiane: percorsi tra mare e montagne sulle tracce delle donne della Resistenza in Liguria.
La Liguria è da sempre terra di mare, ma nel suo territorio si è scritta anche una parte significativa della storia. Nella Seconda Guerra Mondiale, tra la costa e l’entroterra ligure, ma anche nelle stesse città come Genova prese forma la Resistenza. Le staffette partigiane erano per la maggior parte giovani donne che svolgevano un ruolo cruciale di collegamento, comunicazione e supporto logistico durante la Resistenza. Attraversare la Liguria seguendo le tracce delle staffette partigiane significa percorrere una geografia diversa: non solo borghi e panorami, ma anche sentieri nascosti, collegamenti clandestini e vite sospese tra quotidianità e rischio.
Migliaia di donne attraversarono Genova, vallate dell’Appennino ligure e paesi dell’entroterra tra Levante e Ponente, portando messaggi, viveri e informazioni. Figure in gonna o con pantaloni (spesso malvisti), in bicicletta o a piedi, trasportavano messaggi importanti e spesso in codice. Donne di ogni età che venivano sottovalutate da nazisti e fascisti ma che riuscirono a portare avanti una rete operativa unica nel suo genere. Oggi i percorsi della Resistenza esistono ancora: sentieri tra mare e montagna, strade secondarie e crinali panoramici che conservano una memoria discreta ma fondamentale. Tra questi luoghi si snodano ancora oggi i Sentieri Partigiani della Liguria, itinerari tra natura e memoria.

Rapallo
Tigullio e Spezzino: tra costa e primi collegamenti
Dal Tigullio fino allo Spezzino, il Levante ligure custodisce uno dei sistemi di collegamento più importanti della Resistenza tra il 1943 e il 1945. Un paesaggio oggi luminoso e aperto, tra mare, uliveti e colline, ma allora attraversato da movimenti silenziosi e continui lungo sentieri, mulattiere e strade secondarie che univano piccoli centri e permettevano il passaggio di informazioni, viveri e persone verso le zone partigiane. In quest’area si contano circa 152 donne ufficialmente riconosciute per la loro partecipazione alla Resistenza, protagoniste di una rete essenziale fatta di coraggio quotidiano, collegamenti e lotta attiva. Tra le figure più iconiche dello Spezzino emergono Zenech Marani "Katia", la staffetta partigiana che non lo disse nemmeno alla madre e si concentrò sulle strade costiere; Vera Del Bene "Libera", inizialmente staffetta e poi combattente, che disse: «Le tue scelte, quando arrivi a un certo momento le fai meglio, perché hai subito.»; e Mimma Rolla "Aura", messaggera clandestina e successivamente partigiana combattente, che svolse missioni di collegamento ed entrò poi nelle SAP. Nel Tigullio è ancora possibile ripercorrere alcuni sentieri della memoria, dove natura e storia si intrecciano. Tra i percorsi più significativi: Chiavari e l’entroterra verso la Val Graveglia, le alture di Rapallo e Santa Margherita Ligure, i collegamenti verso Borzonasca e i percorsi montani che conducevano alla Val d’Aveto.

Genova, Via Donne della Resistenza
Genova: la rete clandestina urbana
Le staffette e le partigiane si muovono tra città e montagne con la gonna svolazzante o i calzoni malvisti, attraversando posti di blocco e situazioni di controllo. Spesso giovanissime, trasformano la quotidianità in azione, rendendo possibile la continuità della Resistenza. Nel capoluogo ligure se ne contano oltre un migliaio. Nella loro apparente innocenza portano messaggi e cibo ai partigiani, lottano con coraggio. Le donne furono spesso sottovalutate perché femmine, ma proprio a Genova emergono nomi fondamentali della storia ligure. Come Alice Felicita Noli, a cui fu dedicata un’intera Brigata. Oltre al suo celebre ruolo a Genova, emerge Angiolina Berpi "Marietta", che iniziò nascondendo armi, reperendo medicinali e vestiti. Marietta conobbe la giovane sedicenne Rosetta Biggi, con cui si creò il Gruppo di Difesa della Donna, arrivando poi al ruolo di staffetta "Nuvola" con un gruppo di amiche. A Genova, inoltre, c’è una partigiana che resistette a botte, sevizie e torture: Rina Chiarini "Clara". Insieme al primo fidanzato e poi marito Remo Scappini si dedicò alla Resistenza. Nella Val Bisagno è stata istituita Via Donne della Resistenza, situata tra via Emilia e via Piacenza, nel quartiere di San Gottardo.

Museo del Partigiano, Propata
Val d’Aveto e Val Trebbia: i sentieri delle brigate
Salendo verso l’interno, tra la Val d’Aveto e la Val Trebbia, la Resistenza assume una dimensione più strutturata. In queste zone operarono brigate partigiane come la Cichero, comandata da Aldo Gastaldi "Bisagno", e i sentieri di montagna divennero vie di comunicazione essenziali per mantenere vivi i collegamenti tra i distaccamenti. Qui il ruolo delle staffette fu decisivo: percorrevano chilometri a piedi o in bicicletta, spesso in condizioni difficili, trasportando viveri, ordini, medicinali e informazioni. Attraversavano boschi, crinali e mulattiere conoscendo il territorio come una mappa vivente, trasformando ogni sentiero in una possibilità di Resistenza. Tra loro la già citata sedicenne Rosetta Biggi "Nuvola", che ricevette i complimenti da Bisagno. Il territorio non fu soltanto rifugio, ma vero spazio operativo. Ogni percorso poteva salvare vite, garantire contatti o rendere possibile un’azione strategica. In queste vallate il coraggio quotidiano delle donne si intrecciò con la durezza della montagna. Una tappa significativa per approfondire questa memoria è il Museo del Partigiano di Propata, luogo che custodisce testimonianze, documenti e racconti della lotta partigiana nell’entroterra ligure.

Monumento Resistenza Savona
Savonese e Val Bormida: attraversamenti e rischio
Procedendo verso il Ponente, tra il Savonese e la Val Bormida, il paesaggio si apre tra colline, borghi e vallate interne dove i collegamenti della Resistenza diventano più frammentati, ma non meno importanti. Qui le staffette si muovono tra entroterra e costa, mantenendo vivi i contatti tra gruppi partigiani e comunità locali. Ancora oggi questo territorio conserva, tra sentieri e strade secondarie, la memoria silenziosa di quei passaggi, mentre a Savona il Monumento alla Resistenza di Agenore Fabbri ne custodisce il ricordo. In questo scenario si inserisce la storia di Ines Negri, staffetta savonese arrestata durante la sua attività di supporto e uccisa nel 1944. La sua vicenda restituisce la dimensione concreta del rischio affrontato ogni giorno, accanto a quella di tante donne che nel Savonese resero possibili collegamenti, cure e organizzazione clandestina. Emerge anche la figura di Angiola Minella "Zoo" e "Lola", partigiana combattente, crocerossina, Costituente, deputata e senatrice. Fu una guida per molti giovani della Resistenza. Nel 1944 entrò nella Divisione SAP "Antonio Gramsci", operando nella Brigata "Vincenzo Pes" e svolgendo attività di collegamento tra i partigiani garibaldini in montagna e le formazioni in città. Condivise l’impiego di staffetta con la sorella Maria Pia "Esperia", appena diciassettenne, senza informare la madre. Altro nome del Savonese è Janina Strosberg "Barbara", partigiana di 27 anni con una figlia di quattro anni, che «girava da un cascinale all'altro sempre curando e medicando».

Monumento Resistenza Sanremo
Imperiese: tra mare e memoria di confine
Nel Ponente ligure, tra Imperia e l’entroterra, la memoria della Resistenza si intreccia con storie personali e paesaggi sospesi tra mare e montagne. Tra Diano Marina, i borghi di Cervo e i paesi dell’interno, questo territorio conserva ancora oggi tracce discrete della Liberazione. Qui i collegamenti tra costa e vallate furono essenziali. Geromina “Mina” Garibaldi, staffetta attiva tra paesi e montagne, mantenne i contatti con i partigiani nascosti nell’entroterra. Operò con la SAP tra Diano Marina, Cervo, Villa Faraldi e Tovo Faraldi, spostandosi senza sosta tra normalità e pericolo. Di sé disse: «Il telefono erano le mie gambe». Accanto a lei emerge, soprattutto a Sanremo, Adelina Pilastri "Sascia", partigiana combattente, crocerossina, staffetta e informatrice, che usò le gonne come copertura nei punti più pericolosi e partecipò a spedizioni partigiane nella neve. Sul lungomare di Sanremo, a ricordare quegli anni, si trova anche il Monumento alla Resistenza, affacciato sul mare come segno visibile della memoria cittadina.
