Dolceacqua ti solletica i sensi

Sai ancora assaggiare, meravigliarti, gustare? A Dolceacqua imparerai di nuovo a farlo…

… il luogo è superbo, vi è un ponte le è un gioiello di leggerezza“, Claude Monet.

Se tornasse oggi a Dolceacqua, Claude Monet, il pennello che creò l’Impressionismo, troverebbe tutto ancora così. Il ponte che si solleva sul torrente Nervia e le due anime del borgo collegate da un l’agile baffo di pietra: il rione “Téra” e “u Burgu”, ancora lì, uno ad accogliere chi arriva a Dolceacqua, l’altro, più diffidente, ad arroccarsi in un intrico di vicoli su, fino al castello dei Doria.
Impossibile che Monet non ne restasse colpito: infatti, dopo una prima visita di soli quindici giorni in Riviera a fine 1883, tornò nel gennaio 1884 e fu allora che dipinse il ponte e il castello, consegnando Dolceacqua alla storia dell’arte.

Con un nome così “Dolceacqua” è il borgo che sfida i tuoi sensi: sei ancora capace di meravigliarti davanti ad un luogo? Sai distinguere le sfumature di un bicchiere di vino? Sai ascoltare la storia che ti racconta un territorio? Dolceacqua incantò Monet più di un secolo fa, immagina cosa può fare a chi la visita oggi. Devi solo scegliere da quale senso soddisfare per primo.

“Le Château de Dolceacqua” (Claude Monet, 1884)

“Le Château de Dolceacqua” (Claude Monet, 1884) (credits www.visitdolceacqua.it )

Sua maestà il Rossese

Sua maestà il Rossese

A Dolceacqua con l’olfatto vincono facile: hanno il Rossese. Un vino rosso rubino, morbido e aromatico, nato da un vitigno e non da uvaggio, prodotto solo da queste parti. Fu la prima D.O.C. in Liguria: a Dolceacqua, la festa che fecero nel 1972 per la sua approvazione se la ricordano ancora in tanti. È  un vino perfetto con la cacciagione e piatti come il coniglio in casseruola con le olive di queste colline.
Dopo pochi giorni a Dolceacqua imparerai a distinguere il Rossese di Dolceacqua da quello di Soldano, nella vicina val Verbone. Qual è il migliore?

Il Visionarium Cinema 3D

Il Visionarium Cinema 3D

Antroposcene

Antroposcene

Ricordi lo spot della Telefunken anni ’80? “Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultravivaci ma…”. Bene, a Dolceacqua niente “ma”: ci sono riusciti.
A Dolceacqua è nato il Visionarium Cinema 3D, il primo cinema di immagine totale, capace di proiettare documentari d’interesse naturalistico in 2D, 3D, 4D e Omnimax. L’idea venne nel 1992 a Eugenio Andrighetto, un falegname appassionato di cinema, viaggi e fotografia. Al Visionarium assisterai a documentari e filmati sulla natura e i luoghi più impervi del mondo in modo “esperienziale”, con la possibilità di emozionarti e immergerti nei luoghi proiettati sullo schermo grazie all’utilizzo di colonne sonore, testi poetici ed effetti pensati e realizzati appositamente per ogni documentario. Odori e profumi sono fatti di parole, ma presto Andrighetto inventerà anche come riprodurre quelli reali.
Se poi vuoi “sentire” e imparare ancor di più su questa terra e sulle sue tradizioni, cerca “Antroposcene”, Museo Etnografico virtuale a cielo aperto, un percorso etno-antropologico che con 34 km di sentieri e l’utilizzo di dinamiche immersive e realtà aumentata o narrazioni teatrali, racconta il paesaggio, il patrimonio materiale e immateriale e la comunità dei Dolceacqua, San Biagio della Cima e Soldano.

La Michetta di Dolceacqua

La Michetta

Quando assaggerai la Michetta di Dolceacqua ti accorgerai di quanto siano brevi i canali che dal gusto arrivano al cuore.
La sua storia è un motivo in più per assaggiarla: racconta del crudele Marchese Imperiale Doria e dell’istituzione dello jus primae noctis: ogni sposa doveva passare la prima notte di nozze con il marchese. Lucrezia e Basso, innamorati di Dolceacqua, decisero così di sposarsi in segreto. Ma il Marchese se ne accorse: fece arrestare lui e trascinare nella sua alcova lei. Poi però, vista la sua resistenza a giacere con lui la prima notte di nozze (si dice che la giovane tentò addirittura di gettarsi dal balcone), la fece imprigionare nelle segrete del castello per convincerla con l’assedio della fame. Ma Lucrezia si lasciò morire piuttosto di cedergli. Basso allora, furente di rabbia, riuscì ad intrufolarsi a palazzo e minacciò il marchese di ucciderlo se non avesse ritirato lo jus primae noctis. Così fu. Era il giorno di Ferragosto.
Da allora il 16 di agosto è il giorno della Festa della Michetta: le donne locali, in memoria di Lucrezia, impastano un dolce con farina, uova, zucchero ed olio d’oliva, la “michetta”, appunto.
Poi scendono in piazza al grido “Omi, au, a michetta a damu a chi vuremu nui”: “Uomini, adesso la michetta la diamo a chi vogliamo noi!”.

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