Viaggio alla scoperta di alcune delle più belle tradizioni pasquali della Liguria

Un viaggio alla scoperta di alcune delle tradizioni pasquali della Liguria. Tra spettacolari momenti di devozione, riti antichi sopravvissuti nel tempo con emozioni, colori e sapori unici.
(Le informazioni sono tratte da Il cerchio del tempo. Le tradizioni popolari dei liguri, di Paolo Giardelli. Sagep editore).

I palmureli, dalla Liguria al Vaticano

Storia di una tradizione ligure approdata davanti al Papa, che si ripete ogni anno alla Domenica delle Palme. Il legame tra le palme e il ponente ligure, oltre che antico e radicato, è fortissimo ancora oggi, tanto che questa pianta caratterizza decisamente il colpo d’occhio della Riviera tra Sanremo e Ventimiglia. Nota come Citta’ delle Palme, Bordighera, infatti, ospita il più settentrionale vivaio di Phoenix dactylifera, la tipica palma africana alta fino a 20 metri, e praticamente da sempre, è la sede di produzione e commercio dei palmureli, le foglie di palma dedicate alla celebrazione della Domenica delle Palme, tanto da arrivare a rappresentare la nostra regione addirittura al Soglio Papale. La tradizione vuole che ad introdurre le palme a Bordighera sia stato l’anacoreta Ampelio, originario della Tebaide, sbarcato a Bordighera nel 411 d.C., ma probabilmente la pianta era già arrivata con i mercanti fenici che spesso frequentavano la zona nel IV secolo a.C.
Le foglie di palma sono legate al culto del Cristo in Terra Santa e alla sua trionfale entrata in Gerusalemme, che segna l’inizio della tradizione pasquale con la Passione e Crocefissione. A questo scopo, in Riviera si preparano i palmureli , foglie di palme cui, nel mese di marzo, viene fermata la pigmentazione chiudendone e legandone le corolle. Queste vengono poi tagliate e composte in intrecci particolari.
L’approdo in Vaticano di questa particolare tradizione ligure è davvero molto interessante. Nel 1500, Papa Sisto V, per riportare Roma alla grandezza classica, decise di spostare in Piazza San Pietro l’obelisco egizio posto ad una estremità del Circo di Nerone: l’operazione, affidata all’architetto Domenico Fontana, partì nell’aprile 1586, ma incontrò subito molte difficoltà a causa dell’immensa mole dell’oggetto che rischiava di spezzare le funi di canapa impiegate. Il Papa aveva inoltre imposto il silenzio più totale durante l’operazione, pena la morte. Ma, durante le fasi più concitate, per evitare che le corde si spezzassero, Capitan Bresca, marinaio di origine sanremese che partecipava alle operazioni, vedendo tendersi le funi al limite della rottura, urlò Aiga ae corde!, “bagnate le corde”, in dialetto sanremese, l’unico rimedio per evitare che si spezzassero. L’operazione riuscì e l’obelisco e chi vi lavorava furono salvi. Nonostante avesse rotto il silenzio voluto dal Papa, Capitan Bresca si salvò e venne ricompensato da Sisto V, che accordò in perpetuo a lui ed ai suoi discendenti l’onore di inviargli, ogni anno, per la Pasqua, i palmureli di cui la sua famiglia faceva commercio.
Una tradizione che sopravvive ancora oggi: nel colonnato di San Pietro, dal balcone di Papa Francesco, la domenica prima di Pasqua sventolano i palmureli liguri.

Papa Francesco con i Palmureli
Papa Francesco con i Palmureli @Servizio Fotografico – L’Osservatore Romano

La Settimana Santa a Ceriana

La Settimana Santa è un momento particolarmente importante in tutta la Liguria. Ma ci sono luoghi in cui la devozione degli abitanti è tale che il misticismo di gesti, suoni, parole è indescrivibile anche usando i moderni media: nulla sostituisce l’esperienza diretta, alla fonte, degli eventi. Uno di questi luoghi è certamente Ceriana.
La Domenica delle Palme è l’inizio dei tradizionali riti della Settimana Santa, evento che segna il momento più alto e coinvolgente in termini di partecipazione per l’intera comunità del borgo.
Nel pomeriggio del Giovedì Santo gli antichi carrugi risuonano del cupo suono dei corni e delle tabulae. I primi sono costruiti con la corteccia di un alberello di castagno, tagliata e arrotolata il giorno stesso della processione, secondo un’arte tramandata di padre in figlio, per creare un lungo lungo tubo in cui si soffia. Esso, vibrando, crea un potente muggito che scuote i cuori.  Le tabulae sono tavolette di legno su cui si batte con un bastone di ferro per produrre un suono grave.
La sera stessa si tiene la tradizionale Cena del Signore e le Confraternite cantano i Miserere, gli Stabat Mater e le Laudi penitenziali davanti all’Altare della Reposizione. Sono quattro le Confraternite di Ceriana: Neri (Misericordia, Sant’Andrea), Verdi (Santa Marta), Rossi (Santa Caterina) ed Azzurri (Visitazione).
Durante il Venerdì Santo le confraternite marciano in processione lungo le vie del paese con torce e stendardi, eseguendo gli antichi canti penitenziali, ciascuna con il proprio colore d’abito e mantellina. Nella Processione degli angioletti, i bambini, vestiti da angeli, sfilano portando i simboli della Passione di Cristo: il gallo, i chiodi, il martello, la corona di spine.
I cori di Ceriana eseguono anch’essi il loro repertorio religioso durante la Veglia e la Santa Messa Solenne di Pasqua. Tutto il paese rallegra la festa unendosi ai canti e, al di fuori dei momenti solenni, si preparano in piazza leccornie gastronomiche come i frisciöi, antico nutrimento della Settimana di Passione. Per info: https://www.comune.ceriana.im.it/

Settimana Santa Ceriana
Settimana Santa Ceriana

Laigueglia: a Dita du Signù Mortu

Il Venerdì Santo a Laigueglia è il momento della processione del Signore Morto, evento sentitissimo e partecipato da tutto il borgo. Qui si ripete ancora oggi una tradizione che ha pochissimi eguali in Italia: la “Dita” (cioè l’impegno), l’asta per portare i misteri della processione.
Durante la processione vengono portati (a braccia) i simboli, i “misteri” della passione: ogni confraternita (un tempo erano 7) è orgogliosa di portarli in processione e i loro membri si disputano così il compito con un’asta, “a Dita” in cui i simboli vengono assegnati al maggior offerente. Durante l’asta si batte chi porterà U Signù Mortù (la cassa del Cristo Morto, la più ambita), a Cruxe Grossa (la Croce grande), a Picenina (la Croce Piccola) ed i Mistèi (i Misteri, 12 insegne con i simboli della Passione). L’asta nel tempo ha assunto un protocollo e un linguaggio suo proprio, rimasto intatto negli anni: il Priore con accanto il Cassiere e i Consiglieri della Confraternita inizia l’asta offrendo per primo il Signore Morto, seguendo un testo dialettale tramandato da secoli da Confratello a Confratello: “U l’è stotu offertu… franchi pè purtò u Signù Mortu…“. Le offerte verranno presentate da un portavoce che farà la spola dentro e fuori l’Oratorio comunicando le cifre al banditore che poi le inoltrerà ai fedeli. Alla fine verranno battuti tre colpi di martello per assegnare ogni simbolo della Passione. Al canto del Miserere, si dà poi inizio al corteo chiuso dalla statua della Madonna Addolorata .
Questa tradizione si perde nella notte dei tempi: nella filastrocca in dialetto, ad esempio, immutata da anni, si possono rintracciare segni della storia di Laigueglia e della Liguria: per ingraziarsi i francesi, durante la dominazione napoleonica che voleva cancellare le manifestazioni religiose, si enunciarono gli importi in franchi. Da allora il termine è rimasto, prima con le lire e oggi con l’euro, anche se il cambio è uno – uno: 100 franchi = 100 euro. Successivamente dall’oratorio della Maddalena accanto alla bellissima chiesa di San Matteo, che svetta nel panorama di Laigueglia, parte la processione. L’atmosfera nel borgo è raccolta: ai balconi delle case vengono appesi lampioncini di carta e i gozzi, tirati verso il carugio centrale, hanno le lampare accese. Si procede tra salmodie del Miserere in latino, mentre in chiesa vengono velati i quadri e legate la campane.
Oggi la confraternita è rimasta una sola, quella di Santa Maria Maddalena, ma “a Dita“, “la vendita” si svolge regolarmente perché la competizione per portare in processione i simboli della passione si è trasferita tra gli albergatori, i pescatori e le altre categorie del paese. I proventi vengono poi destinati alla beneficenza. (Grazie a Felice Schivo della Confraternita di Santa Maria  Maddalena per il racconto).

Laigueglia: a Dita du Signù Mortu
Laigueglia: a Dita du Signù Mortu

La processione del Venerdì Santo a Savona

Un evento millenario con cui Savona celebra la Pasqua è la Processione del Venerdì Santo a Savona che risale al medioevo e si celebra ogni due anni (in anno pari). La manifestazione risale al 1200, quando le confraternite iniziarono a svolgere le processioni penitenziali con flagellazioni e rappresentazioni popolari che eccedevano in spettacolarizzazione ed elementi profani. Dal Seicento la Processione di Savona si arricchisce di gruppi lignei raffiguranti scene della vita di Cristo, che si sono, poi, via-via aggiunti negli anni fino all´ultima cassa dell´Ecce Homo, del 1978, di Renata Cuneo: apre il corteo la Croce di Passione, sostenuta dal ritmo dei tamburi e seguita dalle altre quindici casse sorrette a spalla dai confratelli; ultima l´Arca Santa Croce, contiene un cospicuo frammento della Croce di Cristo, di profondo valore religioso. Le numerose soste lungo il percorso, annunciate dai colpi di mazzetta sulle travi che sostengono le casse, servono a ritmare il lento procedere e ad alleggerire il peso dei portatori. Un’occasione unica, per turisti e curiosi, di conoscere l’anima sacra di una città tutta da scoprire.
Per info: https://www.processionevenerdisantosavona.it/

Savona: Processione del venerdi santo
Savona: Processione del venerdi santo

Il Cristo tra gli ulivi a Zuccarelllo

Zuccarello il giorno del Venerdì Santo è lo scenario di una delle più belle tradizioni pasquali della Liguria.
Al calare della sera le strade dell’antico borgo di pietra si animano: suoni votivi di corni e tamburi creano l’atmosfera, tenebrosi uomini incappucciati si aggirano per il paese. Sono i componenti della Confraternita di San Carlo Borromeo che si occupano di conservare questa tradizione. La gente lentamente affolla il sagrato della chiesa finchè una processione che in silenzio si avvia verso il monte degli ulivi. Le fiaccole accese illuminano il cammino mentre il catafalco che dovrà ospitare il corpo del Cristo Morto viene trasportato da uomini incappucciati di nero. La processione esce dalle mura del borgo e attraversa la campagna, diretta sulle alture dove s’intravvede illuminato, il Cristo Crocifisso.
Sulla collina, tra gli ulivi, sono state messe tre croci: quella di mezzo ospita il Cristo: l’impatto visivo è fortissimo. Il Cristo Morto è una statua in legno di tiglio del 1460, cui furono state montate braccia snodabili per consentire la deposizione. Restaurata nel 2020 è oggetto di venerazione e protezione assoluta e, dopo la cerimonia, viene conservata in chiesa nella Cappella dei Marchesi del Carretto.
Quando la fiaccolata giunge in prossimità delle croci, i confratelli incappucciati, con l’aiuto di alcune scale, salgono a schiodare il Cristo per legarlo con alcune lenzuola e adagiarlo nella lettiga che verrà poi portata a valle. I fedeli allora tornano in chiesa dove, durante la lettura dei brani della Passione, aspettano di baciare il Cristo Morto. La fila è regolata da due figure incapucciate armate di bastone che consentono l’accesso al corpo del Cristo una persona alla volta.
(Ringraziamo per la descrizione Pietro Zangani, Priore della Confraternita di San Carlo Borromeo di Zuccarello

Cristo tra gli ulivi a Zuccarello
Cristo tra gli ulivi a Zuccarello

La Calata di Gesù dalla Croce

Sentitissima e coinvolgente è la Calata di Gesù dalla Croce a Molini di Triora. L’evento si tiene presso la Chiesa della Montà, dove il Venerdì Santo viene deposta la statua del Cristo con un rituale mistico e toccante: due confratelli si alzano con le scale sulla croce, fasciano il Cristo con alcune bende e spuntano i chiodi che vengono mostrati ai fedeli dal sacerdote. Poi, lentamente e solennemente, calano la statua di Gesù. Il tutto avviene sotto il canto della Corale Parrocchiale, in un momento di intensa devozione.
Il rito viene celebrato in modo analogo nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme dai Frati Francescani e in altre zone del ponente ligure.
Assistono alla deposizione bambini vestiti da angioletti, mentre durante la processione che accompagna i fedeli, s’odono suoni di corni e i battiti delle tabacche, tavole speciali, crepitacoli con maniglie montate appositamente per fare rumore e chiamare a raccolta la popolazione, visto che, dopo il Gloria del Giovedì Santo, le campane dovevano rimanere legate e silenziose.

Calata del Cristo Molini di Triora
Calata del Cristo Molini di Triora

La tradizione dei Sepolcri in Liguria

Una tradizione antica, documentata in Liguria fino dal XV secolo, è quella dei Sepolcri, Sepurcri o, secondo la terminologia usata dalla Chiesa, degli Altari della Reposizione, che rievocano, cioè, l’urna in cui viene conservata l’Eucaristia. Quest’uso si rinnova ogni anno nelle chiese liguri e genovesi in diverse varianti, ma con alcuni fattori comuni: una metodologia raffinata con l’utilizzo di fiori primaverili e una atmosfera mistica che colpisce i visitatori.
L’altare viene decorato con tessuti, decori in legno dorato, Cartelami e ornato con fiori e candele che rendono l’atmosfera suggestiva. I motivi sono spesso temi e soggetti sacri e allegorici ricchi di simbologia, tratti dal Vangelo o dalla Bibbia. I fiori vengono disposti a petali, come a Pieve Ligure, oppure con semplice limatura di legno e segatura come a San Quirico in Val Polcevera. A Triorae in altre zone, ogni anno si lascia germogliare il grano al buio in una ciotola e poi, decolorato dalla mancanza di luce, lo si dispone in ciotole nei pressi dei sepolcri: è chiamato gran pe-e cameete (grano per gli altari) ed è preparato tradizionalmente dai bambini.
La visita ai Sepolcri avviene dalla sera del Giovedì fino al Venerdì Santo accompagnati dalle confraternite o in alcuni casi, come a Genova, con una processione che tocca i principali di essi. Tradizione vuole che se ne debba visitare sempre in numero dispari: 1, 3 o 5. A Genova la tradizione dei sepolcri è antichissima, le prime attestazioni si hanno nel 1400 a San Lorenzo, Sant’Agostino, Nunziata. Nel ponente ligure, i ragazzini usano allestire nei portoni e sugli usci del centro storico, dei piccoli altarini autocostruiti, i Sepurcreti, fatti con fiori, fotografie e disegni, chiedendo un’offerta ai passanti.
Un’altra importante tradizione pasquale di Genova e della Liguria, sempre riferita al periodo Barocco, sono i Cartelami: sagome di cartone, legno o altro materiale, dipinte utilizzate nella Liturgia Pasquale e nei Santi Sepolcri. Questi, più che puntare sul trionfo dell’Eucaristia, narrano un episodio della Passione, dall’Orazione nell’orto degli ulivi alla Flagellazione alla Crocefissione. Molti di questi cartelami sono stati recuperati in tutta la Liguria e restaurati per una mostra tenutasi nel 2013

Sepolcreto a San Donato (Genova)
Sepolcreto a San Donato (Genova)

Giocare con le uova

In alcune zone della Liguria esiste ancora un gioco, semplicissimo e molto divertente, praticato da bambini di ogi età: una sfida praticata con l’utilizzo di uova, ma non le tradizionali uova pasquali di cioccolato, bensì, semplici uova di gallina.
I due sfidanti tengono in mano ciascuno un uovo di gallina e le fanno scontrare tra loro. Vince il duello chi ha in mano l’uovo che non si crepa, mentre l’altro, vinto, viene “intascato” dall’avversario. Le sfide avvengono di solito la domenica di Pasqua, all’uscita della funzione religiora o il lunedì di Pasquetta, nel centro del borgo.
Questa tradizione assume nomi differenti a seconda delle località: a Badalucco, si chiama “scotezzo“, a Borghetto d’Arroscia invece, “u scussettu”, ma le regole rimangono pressochè le stesse. La domenica di Pasqua, dopo la messa, in piazza del Duomo, i badalucchesi si radunano e acquistano le uova, il cui ricavato viene dato in beneficienza. Poi comincia lo scotezzo: a due a due, gli sfidanti si incontrano e provano a vincersi le uova.
Questo gioco ha radici antiche, di quando, in tempi di povertà, dopo la Quaresima, fare una scorta di uova poteva assicurare cibo a basso costo per tutta la famiglia.

Lo scotezzo a Badalucco
Lo scotezzo a Badalucco